Poesie d'Amore & Passione, Poesie di Vita, Riflessioni

Che profumo ha l’amore?

Un albero baciato dal vento

Il diario
Rileggo le pagine di quel diario scritto in un’età che non ricordo nemmeno più, mentre le ore scorrono troppo veloci per rimanere impresse tra pagine a righe e fogli a quadri.
Il vento scompiglia questi fili di cenere che il tempo mi ha posato sul capo, incastrandoli tra le rughe dell’età e fa cadere in terra brandelli di fogli ritagliati.
Come mai lo conservo ancora, dopo tanti anni, non so più, forse per non lasciare alla brezza del mare quei volti incancellabili che mi riempiono l’anima, per la paura di non ricordare.“Quando Iddio porrà le Sue dita sulle mie palpebre dovrò aver avuto la certezza di esser stato uno scritto, un testo che qualcuno rileggerà…” – è questo che volevo della mia vita, imprimere parole e parole ché le parole non finissero mai. Forse per questo mio gonfio egoismo posai per la prima volta la penna sul foglio, per essere ricordata io.

La carta
All’età che non sai mai mi ritrovai ad essere un tutt’uno con inchiostri impressi su carta, non solo delle mie parole, ma per qualche strano gioco del destino, ad esserlo anche per altro poetare. Sin da bambina vedevo un mondo da creare quando qualcuno mi dava un foglio bianco (quasi sempre un’uso mano bianca, 80 gr) e il mio mondo era sempre stato tutto lì, tra quei fogli pronti per la stampa e parole scritte in modo errato nella lingua che era stata di mio padre e che probabilmente infangavo ogni volta che posavo l’inchiostro per scriverne una prima parola.

Le radici
Ero come un vaso di terracotta completamente vuoto. Senza ciciari e senza suriaca. Un cuore calabrese e un’anima siciliana mi misero al mondo nel mese dei fichi, quando il sole coce ardente. Probabilmente mentre ero in petto a quella luce santa di mia mamma, desiderosa di sole si toccò le mani, perché di certo non ho voglie ma le mani mie bruciano ardenti, come se l’avessi tra le mani quel sole d’agosto. Restammo qui, a goderci la salsedine che scheggia i balconi appena tinti e le hjiumare che si gonfiano a schiattare nelle piogge. Mentre crescevo, di pari passo, le mie radici si interravano in questa Santa Calabria Mia, scordata sì dai figli, ma di certo non da Dio.
Sapevo di essere impastata, a mo’ d’artigiano, di Sud ma che ne sapevo di titoli di libri e grandi poeti a quell’età? …eppure le mani ardevano, scrivevano e cantavano la mia terra. “Non sarai mai nessuno..” mi dicìanu – e chi mai avrei dovuto essere? Da ‘ste radici interrate a Sud del mondo, la mia terra era la mia linfa e le mie parole erano frutti. Ed io, io che ero? Ero un albero baciato dal vento.

E sfoglio ancora le pagine ingiallite di quel diario, la carta consumata dal ricordo…ho scritto per essere del mondo perché ero del mondo. Per essere un albero d’ulivo e portare i volti di tutti tra le schegge della mia corteccia. Non ho scordato un volto, non ho scordato un nome. Vi ho scritto perché vi ho amati. Vi ho amati perché ho vissuto. Perché la vita è vita se lascia un solco nella terra. Morirò e sarò sradicata ma porterò tra gli alberi per sempre un profumo di carta da stampare, un profumo d’amore.

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